L’operazione hi-tech per studiare la salute dei cetacei

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Raccogliere «al volo» il respiro delle balene. Un’impresa che ha dell’incredibile, a prima vista, ma che serve per studiarne lo stato di salute. L’operazione – raccontano i ricercatori di Ocean Alliance – si basa su uno speciale drone che si avvicina agli animali, scatta foto ad alta risoluzione e raccoglie campioni del loro soffio.

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Immagini e liquido vengono poi analizzati in laboratorio, anche per accertarsi che non ci siano infezioni respiratorie, il principale problema di salute dei cetacei. Tema più che mai d’attualità, visto che l’8 Giugno è la Giornata mondiale degli oceani.

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Quanto al drone, viene comandato da un ricercatore su un’imbarcazione non distante dal punto in cui nuotano le balene. Questo monitoraggio intelligente e rispettoso dell’animale, è stato per ora testato solo nel Santuario Marino di Stellwagen Bank, un luogo comunque esposto in certa misura a traffico di navi e all’inquinamento.

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Il drone Snot Bot – pilotato da Ocean Alliance – «è fatto per librarsi sopra le balene, nella speranza di raccogliere il muco dai mammiferi marini». Dalla raccolta del dna vengono tratti dati anche «su virus, batteri, ormoni, stress e gravidanza». E senza alcun disturbo per le balene, spiega Lain Kerr, ceo di Ocean Alliance.

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La balena che solca i mari del nord Atlantico è forse la specie più a rischio secondo il WWF. Oggi ne rimangono solo 300 esemplari in tutto il mondo la cui esistenza è appesa a un filo reso sempre più sottile da molti fattori ambientali e umani. Il mare diventa sempre più caldo, dunque la disponibilità di plancton diminuisce, e la pesca selvaggia miete vittime ogni anno. Per salvare la balena dal rischio estinzione ognuno di noi può dare il suo contributo acquistando pesce e frutti di mare certificati MSC, il marchio della pesca sostenibile.

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Ocean Alliance è un’organizzazione no-profit fondata nel 1971 dal biologo Roger Payne. Si occupa di raccogliere un ampio spettro di dati sulle balene e la vita dell’oceano, relativi in particolare a tossicologia, comportamenti, bioacustica e genetica. I dati vengono lavorati e, ad esempio, utilizzati anche per responsabilizzare sul sulla saggia gestione degli oceani: dalla riduzione dell’inquinamento all’evitare il rischio del collasso delle popolazioni di mammiferi marini.

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Ocean Alliance si occupa della conservazione delle balene e di tutta la vita di mare, così come dell’impatto umano sull’ambiente marino, bene unico e insostituibile dell’umanità. «Noi crediamo che la conservazione dovrebbe essere uno stato d’animo», spiegano i membri dell’associazione. «Cerchiamo di facilitare questo processo collegando le frontiere della scienza marina con le istituzioni educative e le case di tutto il mondo», attraverso la condivisione delle risorse a livello internazionale. Perchè «una società più consapevole e attiva è un prerequisito per un cambiamento positivo e una necessità per un sistema più reattivo e coerente di governance degli oceani».

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fonte Corriere della Sera
foto Ocean Alliance